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La sanità dovrebbe essere un servizio, non un business

CANTONE 26.09.2015 – 20:17 | LETTO 384

“La sanità dovrebbe essere un servizio, non un business”

Intervista a Glen Brändli, candidato della Lega dei Ticinesi al Consiglio nazionale

p.d’a.

LUGANO – Glen Brändli è nato il 25 giugno del 1973 e di professione è albergatore. Di origini sangallesi, il candidato della Lega al Consiglio nazionale è consigliere comunale Lega / UDC ad Ascona.

Lavoro: nel Mendrisiotto c’è una percentuale di frontalieri che supera il 50%. Neppure in Lussemburgo vi è una situazione del genere. Il liberismo abbinato al pragmatismo e all’utilitarismo tipicamente elvetici non rischiano di essere controproducenti per il nostro Cantone?
“Rischiano di essere controproducenti a livello di traffico, inquinamento e magari a scapito della manodopera locale nel caso in cui questa fosse disponibile ma non impiegata a causa della differenza salariale (dumping).  Se per la crescita economica della nostra regione questi lavoratori sono indispensabili si dovrebbe fare un calcolo per vedere se “il santo vale la candela””.

Si dice che l’economia ticinese sia diventata più ricca dall’entrata in vigore degli accordi bilaterali. Questa ricchezza come è stata distribuita? I ticinesi sono più ricchi di prima?
“Prima di tutto mi chiedo dove l’economia ticinese sia diventata più ricca con l’introduzione dei bilaterali. Se qualcuno con questa apparente ricchezza ci ha guadagnato sicuramente tra i primi figurano le imprese e lo stato, non il cittadino medio”.

Franco forte. Nonostante l’allarme lanciato dal settore industriale, dal turismo e dalla vendita al dettaglio, gli studi di ricerca parlano di economia svizzera che tiene e cresce. Tanto rumore per nulla?
“Tanto rumore per nulla per ciò che riguarda l’industria, in quanto loro sono riusciti a parare il colpo pagando il 20% in meno le materie prime che importano, magari questo vale anche per la vendita al dettaglio (la quale per la maggior parte importa i propri prodotti dall’estero). Per il turismo invece, il quale sottostà ad un contratto collettivo, ha costi fissi e non importa nulla dall’estero la situazione è grave, in quanto non ci sono margini di manovra per abbassare i costi”.

Il 9 febbraio 2014 gli svizzeri hanno messo in discussione la politica del Consiglio federale in materia di migrazione. Come se ne esce?
“In che senso come ne esce? Abbiamo votato democraticamente ed il popolo sovrano ha preso una decisione, questa va applicata, che piaccia o meno al Consiglio federale”.

I premi della cassa malati aumentano ancora. Fino a quando reggerà questo sistema?
“Fino a quando le casse malati saranno delle società anonime a scopro di lucro. È ora di cambiare questo sistema, la sanità dovrebbe essere un servizio non un business”.

La Svizzera è risparmiata dal grande flusso di migranti in cerca di rifugio e prospettive di vita migliori. Ritiene necessario potenziare i controlli ai confini?
“Assolutamente si, i controlli alle frontiere vanno reintrodotti anche per limitare il turismo della criminalità”.

La politica energetica è abbastanza o troppo coraggiosa?
“Troppo coraggiosa. Non è cosciente della reale necessità energetica dell’industria e della popolazione, in quanto vorrebbe una produzione a emissioni zero e senza alcun impatto ambientale. È un paradosso assoluto se si dovessero  riempire le nostre montagne di giganteschi impianti eolici, costruire ulteriori laghi artificiali o impianti solari grandi come campi di calcio”.

Finanziamenti ai partiti poco trasparenti, rappresentanti del popolo al servizio delle lobby dei potenti dell’economia. Come rispondere a queste accuse?
“A mio avviso i finanziamenti dovrebbero essere trasparenti, anche conoscere chi sostiene quale candidato e quale partito”.