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Lettera a “Il Caffè” sul salario minimo che non pubblica

Egregio Signor Alaimo,

le scrivo perché desidero avere delle risposte a domande che mi sorgono leggendo il giornale del quale Lei è il direttore responsabile.

Premessa:

Gestisco un piccolo albergo di famiglia da 12 anni, negli ultimi anni la nostra categoria è sempre più sottoposta a nuovi leggi; sulle norme antincendio, sulla sicurezza (ascensori), sull’ambiente (caldaie, ecotassa), accesso ai disabili, eccetera eccetera, per le quali non esiste nessun sussidio.

In un periodo di “sana economia” questi adeguamenti non sarebbero un problema, oltre ai rinnovi e alle migliorie annuali necessarie per tenere lo stabile in ordine.
Purtroppo non viviamo esattamente in un boom turistico e queste imposizioni fanno fare quattro calcoli a tanti albergatori che valutano se “il santo vale la candela”.
Molti hanno già optato per trasformare i propri stabili in appartamenti.

Per quello che concerne i salari minimi nel ramo alberghiero (abbiamo un CCNL) sono aumentati del 35% dal 2001 (da CHF 2510.- a CHF 3407.- al mese per un collaboratore non qualificato), il 35% di aumento dei nostri costi non l’abbiamo potuto coprire con il prezzo della camera.
Alcuni si diranno che con CHF 2510.- al mese nessuno può (o poteva) vivere in Svizzera, ma ricordiamoci che fino al 2002 esisteva ancora lo statuto di stagionale.
Quindi queste persone nei mesi invernali (nel nostro caso) tornavano nel proprio paese e cambiando i Franchi svizzeri nella loro valuta (Lira italiana, Escudo portoghese , Kuna croata etc.) potevano vivere bene.
Tanto che molti dei nostri ex collaboratori nel tempo si sono potuti costruire la propria casa nel loro paese. Questo chiaramente prima dell’entrata in vigore dell’Euro.
Non è mai stato menzionato dai media che con l’abolizione dello statuto di stagionale molte persone che lavoravano per 8 mesi da noi e poi tornavano per 4 mesi nel proprio paese sono divenute dimoranti.
Che cosa ha questo comportato per un cantone la cui stagione turistica è circa da Marzo a Ottobre?
Che le persone che prima lavoravano da noi per 8 mesi e 4 li passavano nel proprio paese da allora vivono 12 mesi qui, 8 mesi lavorando e 4 mesi ricevendo il 70/80% del salario assicurato aumentando così il tasso (e i costi) della disoccupazione.
Sarei curioso di sapere quale altra nazione al mondo offre una simile condizione di lavoro.
Dal lato umano posso capire che per i lavoratori che venivano qui per 8 mesi (quindi lontani dalla famiglia) non era molto piacevole essere distanti dai propri cari, ma la famiglia stava bene (meglio) che se la persona interessata avesse avuto un lavoro nel proprio paese (altrimenti ci rimaneva).
Nessuno è mai stato forzato a venire a lavorare in Ticino!
Se io personalmente avessi una proposta di lavoro molto lucrativa in un altro paese per 8 mesi e decidessi di accettarla lo farei per il bene della mia famiglia, con i sacrifici che questo trasferimento comporterebbe.

Dopo la mia lunga premessa finalmente arrivo alle domande che desidero rivolgerle:

1. Il suo giornale a mio avviso sta facendo da tempo una propaganda (perfino in prima pagina) per il salario minimo di CHF 4000.-. Mi chiedo, se tutti sono coscienti dell’impatto che questa legge avrebbe sull’economia locale. Se la legge dovesse essere accettata, io personalmente considererei la trasformazione del nostro stabile in appartamenti, in quanto un’ulteriore aumento dei nostri costi fissi del 15% probabilmente non sarebbe più sostenibile, lasciando così a casa 7 collaboratori. Potrebbe biasimarmi?

2. Un mio amico nonché banchiere mi ha fatto un semplice esempio sullo sfruttamento del nostro stabile. Se il capitale investito sullo stesso fosse (diciamo pro forma) 1 Milione di CHF il rendimento del nostro investimento (senza salario minimo a CHF 4000.-), se lo gestissimo come albergo è tra il 5-7 % non garantito. Se lo trasformassimo in appartamenti avrebbe un reddito garantito tra il 10-12%! A questo punto mi chiedo: qualcuno nei nostri panni, cosa farebbe?

3. Nel suo giornale c’è anche la pagina di GastroTicino, con il soprattitolo “la ristorazione e l’albergheria” e qui non capisco più il mondo. Ovvero due dei settori che sono più a rischio se venisse accettata l’iniziativa sui salari minimi hanno pure una pagina nel suo giornale che fa propaganda per una legge nociva al settore! Sarebbe come se “Il Mattino della Domenica” avesse una pagina dedicata agli annunci di padroncini. Qualcuno me lo può spiegare?

4. Che stimolo darebbe un salario minimo di CHF 4000.- ai nostri giovani? Ovvero, molti si direbbero: “a cosa mi serve fare un apprendistato?” Anche senza qualifica con un lavoro qualsiasi prendo CHF 4000.- al mese e riesco a essere indipendente. Non rischiamo di andare incontro ad una “non qualifica” dei nostri giovani garantita da un salario minimo troppo alto?

5. Data la situazione dell’Europa attuale, dove i salari dei paesi circostanti sono:

Italia: nessun CCNL, ma salario minimo mensile circa Euro 1400.- al mese.

Germania: salario orario minimo EUR 8.00 all’ora.

Francia: 1430.- EUR al mese (con 35 ore di lavoro settimanali).

Austria: 1391.- EUR al mese.

A mio avviso fissare un salario minimo così alto alletterebbe ancor di più persone dall’estero a venire da noi e ad usufruire delle nostre prestazioni sociali dopo qualche mese di lavoro, è stato tenuto in considerazione questo possibile influsso sull’immigrazione?

6. l’articolo pubblicato domenica scorsa con il titolo “La fiscalità elvetica perde appeal” è stato quello che mi ha convinto a scriverle. Ho letto il testo e sinceramente non mi meraviglio che aziende internazionali spostino il proprio domicilio fiscale in Irlanda o altri paesi dove vi è una minor pressione fiscale. Ma scusi, le ditte non necessariamente spostano solo il proprio “domicilio fiscale” ma anche tutta la produzione e la gestione. Secondo lei per società di questo genere un’iniziativa sul salario minimo di CHF 4000.- ( EUR ca. 3330.-) è un incentivo? In Irlanda il salario minimo al mese è di EUR 1461.85! Ovvero meno della metà! Le multinazionali non valutano anche il “costo del lavoro” in una nazione prima di scegliere il luogo dove aprire le unità produttive?

Con questo concludo la mia serie di domande sul sostegno del suo giornale all’iniziativa, sono cosciente che la nostra categoria (albergatori) viene sempre definita come “quelli che piangono sempre”, come i contadini, ma a differenza dei contadini, noi, non siamo sussidiati e siamo sempre di meno (non solo a piangere).

Voglia gradire, egregio Signor Alaimo, i miei più

cordiali saluti,

Glen Brändli

Pagina de “Il Mattino Online”

SalarioMinimo